13/07/2026

Il mercato del lavoro rallenta? Non ancora. Ma sta cambiando.

L’economia rallenta, ma il mercato del lavoro continua a tenere. È una delle apparenti contraddizioni più interessanti dell’Italia di questi mesi: da un lato i segnali di raffreddamento della crescita, dall’altro un’occupazione che, pur mostrando le prime oscillazioni congiunturali, resta su livelli storicamente elevati.

Secondo ISTAT, a maggio 2026 gli occupati hanno raggiunto quota 24 milioni 336 mila, in crescita di 228 mila unità rispetto a un anno prima, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,0%. La fotografia mensile, però, invita alla prudenza: rispetto ad aprile gli occupati diminuiscono di 22 mila unità e cresce il numero degli inattivi. Un segnale che suggerisce di leggere questi dati come l’evoluzione di un mercato in trasformazione, più che come una semplice crescita lineare.

Il contesto macroeconomico aiuta a comprenderne le ragioni. Il Centro Studi Confindustria descrive un’economia in rallentamento, appesantita dall’incertezza internazionale, da consumi più prudenti e da investimenti che procedono con maggiore cautela. Allo stesso tempo, però, il sistema produttivo continua a trovare sostegno negli investimenti legati al PNRR, evitando un indebolimento più marcato del ciclo economico.

È in questo scenario che va letta anche la dinamica della domanda di lavoro.

Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, nel periodo giugno-agosto 2026 le imprese italiane prevedono 1.536.330 entrate, un volume ancora molto elevato, seppur in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di giugno, inoltre, la difficoltà di reperimento interessa il 42,0% delle ricerche, con valori ancora più elevati per professioni tecniche, operai specializzati e altre figure ad alta qualificazione.

Il punto, quindi, non è capire se le imprese continuino ad assumere. I dati dicono che continuano a farlo. Il tema è un altro: trovare le competenze necessarie. È qui che oggi si concentra la principale tensione del mercato del lavoro.

In altre parole, il lavoro non sta rallentando nella stessa misura dell’economia. Sta cambiando composizione, qualità e modalità di incontro tra domanda e offerta.

La media nazionale, però, racconta solo una parte della storia.

Scendendo nei territori, il mercato del lavoro cambia volto. Le specializzazioni produttive, la struttura economica locale e la disponibilità di competenze rendono ogni area del Paese diversa dall’altra.

È una dinamica che ritroviamo anche nei dati del secondo trimestre di AxL. L’analisi di quasi 6.000 persone inserite nel mondo del lavoro mostra una distribuzione che riflette la vocazione economica dei territori: produzione e manifattura nel Nord Ovest, logistica e supply chain nel Nord Est, Ho.Re.Ca. e turismo nel Centro, customer care e servizi commerciali nel Sud.

Ma emerge anche un elemento meno evidente e, forse, ancora più significativo.

Le professioni che generano il maggior numero di inserimenti non coincidono sempre con quelle più difficili da reperire. Produzione e logistica continuano ad assorbire i volumi maggiori, mentre sanità e assistenza, professioni tecniche specialistiche e, in molti territori, turismo e ristorazione registrano livelli di difficoltà di reperimento nettamente superiori.

È il segnale di un mercato che non soffre soltanto di una carenza quantitativa di persone, ma di un progressivo disallineamento tra competenze disponibili e competenze richieste.

Per questo oggi non basta osservare quanti posti di lavoro vengono creati. Occorre capire dove si concentrano, quali competenze richiedono e perché alcune continuano a essere così difficili da reperire.

La media nazionale racconta la direzione del cambiamento. I territori spiegano come quel cambiamento prende forma.

Ed è proprio da questa prospettiva che nasce Cruscotto Lavoro: non come una raccolta di statistiche, ma come uno strumento per leggere il mercato del lavoro attraverso i dati, interpretarli alla luce del contesto economico e comprendere come evolvono, trimestre dopo trimestre, i fabbisogni delle imprese e le opportunità per le persone.