11/12/2025

AI e lavoro: un’opportunità per il 78% degli italiani

Già 1 una persona su 3 usa l’Intelligenza Artificiale nel contesto occupazionale. L’indagine promossa da AxL – Agenzia per il Lavoro svolta in tutta Italia sottolinea un approccio sempre più diffuso di questa tecnologia. Ma il 22% del campione ritiene che farà perdere posti di lavoro.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella ricerca di lavoro è un approccio che coinvolge quote sempre più rilevanti della popolazione attiva con interesse distribuito in modo prevalentemente uniforme in tutte le fasce d’età. Nel suo complesso, l’AI rappresenta un valore e un’opportunità perché offre supporto nella ricerca del lavoro, nel perfezionamento del proprio profilo e nella formazione. Un dato su tutti: il 78% del campione ha un sentiment positivo nei confronti dell’AI in riferimento al futuro del mondo del lavoro. Tuttavia, il 22% del campione è preoccupato che l’intelligenza artificiale possa togliere posti di lavoro.
Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine che ha coinvolto 1.519 partecipanti in tutta Italia promossa e realizzata da AxL – Agenzia per il Lavoro, punto di riferimento nel panorama nazionale nei servizi e nelle soluzioni HR per aziende e persone. L’iniziativa fa parte di un più ampio progetto di indagine da parte dell’azienda per indagare in profondità le tendenze, le percezioni e le priorità di tutti coloro che hanno un ruolo attivo nel mondo del lavoro attraverso uno strumento concreto di ascolto attivo sui temi centrali di questo settore.

 

AI e impiego per fasce d’età
La percentuale più alta di utilizzo si registra nella fascia 18-24 (33,7%), seguita dalla fascia 45-54 (28,8%) e 25-34 (25,2%). Questo dato suggerisce che i più giovani, nativi digitali, siano più propensi ad adottare nuove tecnologie, ma anche che le generazioni più mature siano aperte all’innovazione, quando si tratta di migliorare le proprie prospettive di carriera. La fascia 35-44 mostra la percentuale più bassa di utilizzo (21,6%), forse per la combinazione di essere già stabilizzati professionalmente ma meno propensi all’adozione di nuove tecnologie rispetto ai più giovani.

 

AI e ricerca del lavoro
Tra coloro che hanno utilizzato l’AI per la ricerca di lavoro, migliorare il CV risulta essere la funzione più comune in tutte le fasce d’età con oltre il 37% di interesse da parte della totalità del campione indagato. Questo è particolarmente rilevante nella fascia 45-54, dove potrebbe riflettere l’esigenza di aggiornare curriculum con lunga esperienza. Indagare le opportunità di mercato è la seconda funzione più utilizzata (28%), con maggiore rilevanza nelle fasce 25-34 e 45-54, maggiormente propense a valutare nuove opportunità e migliorare la situazione esistente.
Approfondire la conoscenza delle aziende potenzialmente in target è una funzione AI che trova interesse per il 13% del campione. È significativo notare come sia la fascia 45-54 quella più propensa su questo tema, suggerendo un approccio più strategico nella selezione dei potenziali datori di lavoro.
L’AI viene poi utilizzata dal 12% degli intervistati per verificare se le proprie competenze siano in linea con il profilo ricercato dalle aziende con una maggiore propensione per la fascia 25-34 anni, probabilmente più interessata a migliorare la propria posizione e indirizzare il percorso formativo.

 

AI e selezione delle risorse umane
Spunti di riflessione significativi emergono anche dalle risposte alla domanda “Alcune aziende già utilizzano l’intelligenza artificiale per verificare le candidature in una prima fase di selezione. Cosa ne pensi?”
Seppure il 36% del campione affermi di essere “indifferente” specificando che “quello che conta è la consapevolezza del mio potenziale che emergerà in fase di colloquio”, il 32% di coloro che ha risposto, circa un terzo del totale complessivo, ha sottolineato la propria preoccupazione relativa al fatto che “che l’algoritmo possa cogliere solo le mie competenze ma non il mio potenziale”. Da sottolineare, comunque, che il 24,5% ha, invece, dichiarato di essere favorevole perché l’intelligenza artificiale “sarà un occhio più neutro e oggettivo nel verificare i CV”.

 

AI e formazione
L’utilizzo dell’AI nella formazione è visto favorevolmente da tutte le fasce d’età, con alcune differenze significative. Da una prospettiva generale tre quarti delle persone coinvolte nel sondaggio hanno espresso un pare positivo (76%).
La funzione più apprezzata (43%) riguarda la possibilità di ricevere contenuti utili e approfondimenti per la crescita professionale, particolarmente nella fascia 25-34 anni. La costruzione di percorsi formativi personalizzati risulta d’interesse per il 21% del campione, con particolare consenso per la fascia 45-54, suggerendo un interesse per la formazione mirata in questa fase della carriera. Tra le funzioni apprezzate (14%) anche quella relativa alle agevolazioni ottenute nel semplificare lo studio/formazione che l’azienda richiede.
Il 24% delle persone intervistate ha, invece, espresso un parere negativo ma per due motivi completamente opposti: il 13% perché compie un lavoro manuale e dichiara di non poter trovare vantaggi, l’11%, al contrario, perché dichiara uno scetticismo sulla capacità di riconoscere contenuti forniti dall’AI come veritieri e affidabili. Queste ultime preoccupazioni aumentano con l’età, dal 6,5% nella fascia 18-24 al 10,4% nella fascia 55+, riflettendo un minore livello di fiducia nella tecnologia nelle fasce più mature.

 

AI e il futuro del lavoro
In tutte le fasce d’età prevale un atteggiamento positivo verso l’impatto futuro dell’Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro: con una propensione favorevole per il 78% complessivo del campione. La risposta più frequente è “non mi preoccupa, ci saranno nuove professioni e opportunità” (46% del totale). Segue l’atteggiamento proattivo “mi stimola, sono interessato a formarmi nell’uso dell’AI” che coinvolge il 32% delle persone con particolare interesse nelle fasce 18-24 e 25-34. La preoccupazione sulla perdita di posti di lavoro, invece, riflette il 22% di coloro che hanno partecipato al sondaggio con punte di evidenza nelle fasce 45-54 e 35-44, probabilmente riflettendo la percezione di maggiore vulnerabilità in questa fase della carriera.

 

“Il nostro lavoro quotidiano – ha spiegato Luca Rota, direttore commerciale di AxL – nasce dalla convinzione che l’incontro tra persone e imprese sia un percorso di ascolto, di affiancamento e di alleanza. Per questo crediamo sia importante sviluppare progetti d’indagine come questi perché ci avvicinano alle reali percezioni della nostra audience di riferimento. Il tema dell’AI è sempre più alla ribalta e noi di AxL crediamo che possa rappresentare un’opportunità per il mondo del lavoro offrendo strumenti e soluzioni capaci di creare valore. Tuttavia siamo fermamente convinti della centralità della persona, della sua unicità, della sua capacità imprescindibile di esprimere il proprio potenziale individuale. Crediamo che AxL, in questo scenario così complesso, possa non solo essere un facilitatore e un abile consigliere, ma anche un arbitro attento, capace di distinguere i valori che mettono le persone al centro di qualsiasi politica del lavoro”.

 

Il sondaggio in sintesi
Titolo dell’indagine: Persone & Lavoro 2026
Promosso da: AxL – Agenzia per il Lavoro
Periodo di realizzazione: dal 22 ottobre al 12 novembre 2025
Ambito territoriale: Italia
Tipologia di indagine: sondaggio online anonimo
Rispondenti totali: 1.519 (53% femmine)